A GUY CALLED GERALD

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Io sono per l’evoluzione di tutte le cose.  La musica è creata non come prodotto chiuso e fine a sé stesso, ma anzi come un oggetto non finito, da rimanipolare, miscelare e far evolvere.

Faccio outing: la musica dance, nella sua accezione più ampia, non è mai stata in cima alle mie preferenze.  Un po’ perché appartengo ad una generazione, quella i cui teen years hanno coinciso con gli anni settanta, per la quale la disco music (allora la dance si chiamava così) era musica “commerciale”, da contrapporre alla musica “impegnata”; un po’ perché non sono mai stato un frequentatore di discoteche e club, né un praticante della nobile arte del ballo, che con mio grande rammarico confondo con movenze disarticolate e irresistibilmente, quanto involontariamente, comiche.  Mi sono dunque accostato a Gerald Simpson, che sotto il nome d’arte di A Guy Called Gerald ha scritto alcune delle pagine più innovative della musica dance, con un misto di curiosità e diffidenza.  La sorpresa è che la sua musica, tenuta separata dal dance floor, non perde ragion d’essere: in gran parte limitrofo alla musica elettronica, con qualche sconfinamento all’estremo opposto nella musica pop, il sound di A Guy Called Gerald in larga parte costituisce un ascolto interessante anche per chi lo consumi all’interno delle mura domestiche, magari anche legato sul divano per impedirgli di seguire il ritmo...   

Provenienza: Manchester

Genere: Pop, Dance

Discografia:

1989 - Hot Lemonade
1990 - Automanikk
1992 - 28 Gun Bad Boy
1995 - Black Secret Technology
1999 - The John Peel Sessions
2000 - Essence
2005 - To All Things What They Need
2006 - Proto Acid - The Berlin Sessions
2010 - Tronic Jazz - The Berlin Sessions