ROCKEVERGREEN

Oggi devo riconoscere che né la storia degli aeroplani del dopoguerra, né la rassegna dei giardini all’italiana in Europa hanno lasciato in me quel segno indelebile che all’epoca mi attendevo.  Però il gusto della raccolta, quello sì, mi è rimasto, per la rassegnata disperazione dei miei genitori prima e di mia moglie poi.  Come tutti coloro i quali sono affetti dal medesimo morbo (siamo in tanti, ed invariabilmente viviamo con persone ossessionate dall’ordine e capaci di buttare via anche il quotidiano del giorno stesso, se incautamente lasciato sul divano...), ho messo da parte tante cose, con l’idea che un giorno mi sarebbero tornate utili o, forse, anche soltanto che un giorno avrei chiesto loro di ricordarmi il tempo passato.

    Tra le molte cose conservate, una gran parte ruota intorno alla mia più grande passione: la musica.  Migliaia di dischi in vinile e cd, cataste di riviste musicali uscite negli ultimi trentacinque anni, libri monografici o dedicati alla storia della musica (naturalmente anche qualche dizionario enciclopedico), montagne di vhs o dvd a contenuto musicale.  Per molti anni - diciamo dal 1976 al 1994 - ho sfruttato tutto questo materiale per una lunga carriera radiofonica trascorsa in radio private (le chiamavamo “libere” allora...) e poi per una collaborazione con quella che, tuttora, reputo la migliore rivista di settore: il Mucchio Selvaggio.

    Poi due meravigliose figlie e una carriera professionale intensa hanno reclamato il loro spazio, e sia il dj che il giornalista sono andati in pensione; ma anche durante questi ultimi quindici anni ho continuato ad accumulare dischi e materiali.  In fondo, avevo la certezza che si trattasse di una sospensione della mia attività di cultore della musica rock, non certo di un distacco definitivo.

    Questo sito dimostra che può arrivare il giorno in cui tutto quello che avete messo da parte vi tornerà utile: chiamiamolo un “progetto di dizionario enciclopedico della musica rock”, ma in quella forma, così cara agli anni della mia adolescenza, dell’uscita a dispense.  Sono partito dalla A (e da dove sennò?), non so dove arriverò, ma potete star certi che, se avrete la costanza di visitarmi di tanto in tanto, troverete con regolarità qualche nuovo “fascicolo” pubblicato.  Rispetto alle dispense che collezionavo, questa iniziativa ha risolto uno dei problemi più frustranti per un collezionista: non ha una fine precisata, anzi, è potenzialmente priva di una fine.

    Alcune avvertenze per l’uso.  Naturalmente, essendo scritta da me, riflette i miei gusti e le mie inclinazioni, non tanto nella scelta delle voci (cerco di procedere in modo completo), ma sicuramente nel merito delle valutazioni e nella scelta dei dischi da mettere in primo piano.  Per temperare questa relatività, all’interno di ciascuna voce ho dato ampio spazio ai giudizi che, all’epoca, venivano espressi da critici musicali e recensori, come pure alle valutazioni di altri artisti.  Inoltre, ho riportato ampi stralci di interviste rilasciate nel corso del tempo dal protagonista di turno.

  Altra particolarità: trattandosi di un’operazione con finalità storicizzanti, non ho reputato opportuno dedicarmi alla attualità.  Credo che quando si è troppo vicini a ciò che si sta esaminando, sfuggono i contorni. Conseguentemente, i profili dei vari artisti sono aggiornati sino a qualche anno fa, ma vengono aggiornati costantemente (mantenendo la giusta distanza).

    Spero che quanto man mano andrò versando dentro questo grande contenitore possa incuriosire o interessare qualcuno, e magari possa servire di guida alla esplorazione di questo magnifico mondo per i più giovani appassionati.  Sarò felice di qualsiasi commento, critica, scambio di idee o semplice saluto vorrete farmi avere all’indirizzo e-mail indicato nella pagina contatti.  Prometto una risposta in privato a tutti e la pubblicazione sul sito dei messaggi che possano rivestire un qualche interesse più generale.

    Grazie comunque per essere arrivati sin quì (l’architetto del sito dice che i navigatori non leggono messaggi troppo lunghi...) e buona lettura.

 

 

Roberto Cappelli

   

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