ABERCROMBIE, John: Timeless (1974)

Titolo:  TIMELESS

 

Artista: ABERCROMBIE, John

 

Etichetta:  ECM

 

Anno:  1974

 

Genere: JAZZ

 

Musicisti:

John ABERCROMBIE (gt)

Jan HAMMER (ts)

Jack DE JOHNETTE (bt)

 

Provenienza:  Port Chester

(New York - USA)

Timeless è il primo disco solista del chitarrista jazz John Abercrombie; prima di allora Abercrombie aveva partecipato a diversi dischi di altri musicisti, specie dopo essersi trasferito a New York da Boston, dove aveva studiato al prestigioso Berklee College of Music, e nel 1974 ebbe la sua occasione grazie al lungimirante Manfred Eicher, patron della leggendaria etichetta ECM: “Quando ho cominciato nessuno faceva dischi solisti a meno che non fosse invitato a farlo perchè nessuno poteva permettersi di andare in studio – bisognava farlo con una casa discografica. Di solito succedeva perchè qualcuno ti raccomandava. Manfred mi offrì la chance di fare il mio disco nel 1973 e io colsi quella opportunità”. Le registrazioni occuparono due soli giorni, nel giugno del 1974; Abercrombie entrò nei Generation Sound Studios di New York in classica formazione triangolare con due eccellenti compagni di strada, quali il tastierista Jan Hammer ed il batterista Jack De Johnette. Il disco fu pubblicato nel 1975 con il titolo di Timeless, e fu certamente un ottimo esordio. Due delle sei composizioni portavano la firma di Jan Hammer, la bellissima Lungs e Red And Orange (nella quale riecheggiano i temi che in quello stesso periodo di tempo Jan Hammer stava elaborando con un altro grande chitarrista di area rock, Jeff Beck). Lungs inizia con un lungo dialogo ad alta velocità tra la chitarra di Abercrombie e le tastiere di Hammer, per poi sfociare in ampie e rarefatte atmosfere nelle quali il preciso drumming di De Johnette crea il tappeto ritmico per i ricami di Abercrombie e Hammer. Oltre dodici minuti, ma dispiace quando, bruscamente, si interrompe. Cambiano i climi musicali, dalla sognante Love Song, piano e arpeggio di chitarra classica romanticamente pizzicato da Abercrombie, alla atmosferica Timeless (con Lungs il brano più bello), con meditativa divagazione del chitarrista in ambiente notturno, passando per la più convenzionale, ma non meno bella, Ralph’s Piano Waltz (come se Pat Metheny suonasse con gli Emerson Lake & Palmer…), fino alla già citata Red And Orange, decisamente più sperimentale, ma l’impianto generale è molto coerente, basato su dei lunghi dialoghi tra la chitarra e gli altri strumenti che, a turno, si esercitano in degli assolo. Una prova decisamente convincente, che non ha caso costituì la pietra angolare di una carriera lunga e di soddisfazione (peraltro quasi interamente consumata sotto le insegne della ECM), alla quale è mancato forse il capolavoro, ma che ha prodotto tanta buona musica jazz. 

Voto: 7

 

Roberto Cappelli  

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